Il manicomio è qua, eccolo, proprio al centro della mia testa; migliaia di pazzi, addossati gli uni agli altri, che nei momenti buoni formano sinergie per mostrare una persona equilibrata, a voi che li potete vedere solo nel complesso, da fuori i due soli occhi dietro i quali si accalcano per osservare il mondo.
Voi non lo sapete, voi non ve ne accorgete, ma quei pazzi sono li, nel manicomio proprio dentro la mia testa, che strepitano e urlano ognuno una sola, singola nota angosciante.
Ce ne sono due che si urlano in faccia, uno urla che l'ama, uno urla che l'odia, e se quello che l'ama ora si sente di più è solo per la potenza del controcanto che gli fanno dietro gli altri pazzi: uno che lei non ti ama, uno che lei non è ciò che sembra, uno sa solo che ti chiama, uno urla il modo devastante in cui lei è bella, uno come ride, uno come balla, uno tace, ma si da un gran da fare, a renderti la testa leggera e un poco più silenziosa quando ti perdi nei suoi occhi.
Uno, e la sua voce, sola, sovrasta tutte le altre, urla di lui, della sua morte; uno ti urla la tua colpa, un'altro, figlio di puttana con la voce flebile, gli sussurra contro la sua follia.
Uno ti chiama padre, uno figlio e uno fratello, uno urla con parole incomprensibili, cercando di pronunciare l'unica in grado di unire insieme queste tre.
Uno ti chiama alla tua vita, e forse nemmeno è pazzo, solo frustrato per non essere mai ascoltato. Uno ti chiama uomo, uno bambino, e ballano insieme sui resti marci della tua coscienza.
Urlano tutti, per attirare la tua attenzione, ognuno con la propria voce, ognuno la sua follia, ma mai, mai pronunciando l'unica parola che potrebbe avere un significato: il tuo nome, il loro nome, la parola che, sola, è in grado di definirti, di mettere a tacere e far rinsavire tutti i matti del manicomio che se ne sta li, proprio al centro della tua testa.
sabato 9 gennaio 2010
venerdì 8 gennaio 2010
Scleropatomittenza 5: e buongiorno anche a voi
Ieri avevo detto che avevo una cosa da dirvi.
Ma mi sa che non ve la dico più, o almeno non oggi, che pare proprio abbia smesso di essere reale.
Che ho il mio inferno personale, io, che si nasconde dietro gli angoli bui; aspetta, il mio inferno personale, l'attimo esatto in cui comincio a rilassarmi, abbasso la guardia, inizio a dire "pare che vada tutto be..." e mi salta addosso da dietro. Giusto per ricordarmi che è la.
E buongiorno anche a voi
Ma mi sa che non ve la dico più, o almeno non oggi, che pare proprio abbia smesso di essere reale.
Che ho il mio inferno personale, io, che si nasconde dietro gli angoli bui; aspetta, il mio inferno personale, l'attimo esatto in cui comincio a rilassarmi, abbasso la guardia, inizio a dire "pare che vada tutto be..." e mi salta addosso da dietro. Giusto per ricordarmi che è la.
E buongiorno anche a voi
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giovedì 7 gennaio 2010
Avevo una cosa da dirvi
Innanzitutto credo che delle scuse siano doverose.
Si, sono stato leggerissimamente assente sotto feste, è che queste ferie si sono rivelate più impegnative di quanto pensassi. Ma molto di più. Infinitamente di più.
Ora comunque vi scrivo dal sottoscala che io e Mike chiamiamo ufficio, e prometto di tornare a postare regolare.
Anche tornare in ufficio si è rivelato molto più impegnativo di quanto pensassi. Già il fatto di guidare con un occhio chiuso per non vederci doppio non ha aiutato molto. Che poi è una cosa che sono abituato a far di sera, non di prima mattina in mezzo al traffico. Anche incontrare appena entrato il felide fastidioso non è che mi ha giovato granchè. Che ha pure un sesto senso, il felide, per azzeccare la battuta più adatta a farti saltare i nervi. Fare colazione con Mike ha lievemente migliorato la cosa, e il capo per ora si comporta in modo umano; magari questa non sarà la pessima giornata che pensavo.
Avevo una cosa da dirvi, ma le parole sono andate altrove, e mi sa che la cosa che ho da dirvi riprovo a dirvela domani.
Si, sono stato leggerissimamente assente sotto feste, è che queste ferie si sono rivelate più impegnative di quanto pensassi. Ma molto di più. Infinitamente di più.
Ora comunque vi scrivo dal sottoscala che io e Mike chiamiamo ufficio, e prometto di tornare a postare regolare.
Anche tornare in ufficio si è rivelato molto più impegnativo di quanto pensassi. Già il fatto di guidare con un occhio chiuso per non vederci doppio non ha aiutato molto. Che poi è una cosa che sono abituato a far di sera, non di prima mattina in mezzo al traffico. Anche incontrare appena entrato il felide fastidioso non è che mi ha giovato granchè. Che ha pure un sesto senso, il felide, per azzeccare la battuta più adatta a farti saltare i nervi. Fare colazione con Mike ha lievemente migliorato la cosa, e il capo per ora si comporta in modo umano; magari questa non sarà la pessima giornata che pensavo.
Avevo una cosa da dirvi, ma le parole sono andate altrove, e mi sa che la cosa che ho da dirvi riprovo a dirvela domani.
domenica 3 gennaio 2010
L'Amata Libertà
Senza permesso e sperando di non far pensiero sgradito a nessuno, posto anche io un testo.
Scritto dal mio chitarrista, Brian il Gatto...
perchè lo faccio? perchè leggo questo blog...e questo pensiero non stona affatto.
Spero vi piaccia.
L'Amata Libertà:
Si parla tanto di Libertà
di quanto sia importante,
del diritto ad averla,
ma io non sò più cos'è
l'amata Libertà
che tutti pensano di avere,
oramai è solo una parola
senza più significato.
Parlare di Libertà,
ed essere liberi
sono due cose
completamente differenti,
io non mi sento libero
quando guardo la televisione,
quando leggo i giornali,
quando parlo con la gente.
Io non mi sento libero
di dire quel che penso,
potrei essere radiato
dalla brava civiltà.
Io non mi sento libero
quando vedo gli altri
passivi e indifferenti
credenti di esserlo.
Io non mi sento libero
quando invadono i miei spazi,
entrando dentro casa
per dire cosa devo pensare.
...e lo fanno
e come se lo fanno
ogni giorno con la scatola magica
ti dicono come devi essere,
chi devi essere
chi è buono, chi è cattivo,
ma non per il tuo bene
ma per tenerti a cuccia
bravo cagnolino
ha la pappa,
dove dormire,
e dove pisciare.
Sembra che alla gente gli vada bene
avere il suo prato, la sua macchina,
la sua casetta, il suo falso benessere,
il resto non gli importa.
Che il cervello non sia più di sua proprietà
è l'ultima cosa che conta
l'importante è avere, possedere,
tutto il progresso materiale
E' così che si sono comprati la tua libertà
e tu l'hai venduta per niente
Quando la casa invecchierà
la macchina si romperà
rimarrai solo con la tua vita di plastica
incelofanata dalla finta libertà
che t'hanno regalato
in cambio del silenzio.
(Brian Riente)
Scritto dal mio chitarrista, Brian il Gatto...
perchè lo faccio? perchè leggo questo blog...e questo pensiero non stona affatto.
Spero vi piaccia.
L'Amata Libertà:
Si parla tanto di Libertà
di quanto sia importante,
del diritto ad averla,
ma io non sò più cos'è
l'amata Libertà
che tutti pensano di avere,
oramai è solo una parola
senza più significato.
Parlare di Libertà,
ed essere liberi
sono due cose
completamente differenti,
io non mi sento libero
quando guardo la televisione,
quando leggo i giornali,
quando parlo con la gente.
Io non mi sento libero
di dire quel che penso,
potrei essere radiato
dalla brava civiltà.
Io non mi sento libero
quando vedo gli altri
passivi e indifferenti
credenti di esserlo.
Io non mi sento libero
quando invadono i miei spazi,
entrando dentro casa
per dire cosa devo pensare.
...e lo fanno
e come se lo fanno
ogni giorno con la scatola magica
ti dicono come devi essere,
chi devi essere
chi è buono, chi è cattivo,
ma non per il tuo bene
ma per tenerti a cuccia
bravo cagnolino
ha la pappa,
dove dormire,
e dove pisciare.
Sembra che alla gente gli vada bene
avere il suo prato, la sua macchina,
la sua casetta, il suo falso benessere,
il resto non gli importa.
Che il cervello non sia più di sua proprietà
è l'ultima cosa che conta
l'importante è avere, possedere,
tutto il progresso materiale
E' così che si sono comprati la tua libertà
e tu l'hai venduta per niente
Quando la casa invecchierà
la macchina si romperà
rimarrai solo con la tua vita di plastica
incelofanata dalla finta libertà
che t'hanno regalato
in cambio del silenzio.
(Brian Riente)
E poi vi amo, veramente, in maniera viscerale
Ho visto il sole andare a dormire e poi risvegliarsi, mentre io tiravo dritto come una freccia, a shakerare le variabili della mia personalissima equazione caotica.
Che poi, in questo primo sabato della nuova decade, di cose ne ho capite un fottio.
Primo: io e lo stile di vita da straight edge non andremo mai d'accordo.
Secondo: anche se sono una gran persona, l'alcol migliora parecchio la situazione, sia per me che per gli altri.
Terzo: dopo tre decadi che calpesto lo stesso vostro pianeta posso ancora stupirmi ad infrangere i miei limiti, anche se la prossima volta devo riuscire a farlo senza supporti esterni.
Quarto: camminare nell'aria fredda dell'alba è ancora la sensazione più bella del mondo, e ancora non concilia il sonno, e se hai le gambe nervose di adrenalina potresti anche camminare per ore. Grazie a Dio ci sono post che aspettano di essere scritti che ti riportano a casa.
E poi vi amo, veramente, in maniera viscerale, a voi che mi accompagnate nei miei deliri, nelle mie serate, nella mia vita che per voi ha riniziato a scorrere potente, e che ora dormite. Quindi, per ora, anche se il sole mi inonda la stanza, buonanotte.
Che poi, in questo primo sabato della nuova decade, di cose ne ho capite un fottio.
Primo: io e lo stile di vita da straight edge non andremo mai d'accordo.
Secondo: anche se sono una gran persona, l'alcol migliora parecchio la situazione, sia per me che per gli altri.
Terzo: dopo tre decadi che calpesto lo stesso vostro pianeta posso ancora stupirmi ad infrangere i miei limiti, anche se la prossima volta devo riuscire a farlo senza supporti esterni.
Quarto: camminare nell'aria fredda dell'alba è ancora la sensazione più bella del mondo, e ancora non concilia il sonno, e se hai le gambe nervose di adrenalina potresti anche camminare per ore. Grazie a Dio ci sono post che aspettano di essere scritti che ti riportano a casa.
E poi vi amo, veramente, in maniera viscerale, a voi che mi accompagnate nei miei deliri, nelle mie serate, nella mia vita che per voi ha riniziato a scorrere potente, e che ora dormite. Quindi, per ora, anche se il sole mi inonda la stanza, buonanotte.
sabato 2 gennaio 2010
Idrogrammatologia 4: rapporto di causa-effetto collaterale
Se potessimo prevedere le conseguenze di ogni nostro gesto tutto sarebbe più semplice, magari appena un pelo più noioso.
Fortunatamente l'infinito si manifesta in tutta la sua sardonica potenza attraverso le mille anse della teoria del caos.
Succede così che dalla presa di coscienza di un mio personale e banalissimo bisogno sono arrivato a fare jogging il primo dell'anno, dopo aver smesso di fumare e di bere.
Succede così che dalla presa di posizione dello stesso personale e banalissimo bisogno di un'altro si arrivi a sfasciare famiglie già abbastanza avviate.
Sta di fatto che al momento ho parecchia apprensione a prendere coscienza dei miei bisogni, anche quelli più banali; per dire adesso mi sta venendo sete, potrei, visto l'andazzo, ritrovarmi monaco in Nepal attraverso quattro ineccepibili passaggi.
Ora, se permettere, io andrei, che ho variabili da aggiungere all'equazione caotica che sto vivendo al momento
Fortunatamente l'infinito si manifesta in tutta la sua sardonica potenza attraverso le mille anse della teoria del caos.
Succede così che dalla presa di coscienza di un mio personale e banalissimo bisogno sono arrivato a fare jogging il primo dell'anno, dopo aver smesso di fumare e di bere.
Succede così che dalla presa di posizione dello stesso personale e banalissimo bisogno di un'altro si arrivi a sfasciare famiglie già abbastanza avviate.
Sta di fatto che al momento ho parecchia apprensione a prendere coscienza dei miei bisogni, anche quelli più banali; per dire adesso mi sta venendo sete, potrei, visto l'andazzo, ritrovarmi monaco in Nepal attraverso quattro ineccepibili passaggi.
Ora, se permettere, io andrei, che ho variabili da aggiungere all'equazione caotica che sto vivendo al momento
Anno zero.
IoNonTremo è la maschera. Copre il volto di un uomo per creare un immagine da muovere qui online, come una marionetta.
IoNonTremo è un nome che al tempo stesso è un programma, un nome che dice tutto (e dice niente), tre parole: IO, una presa di posizione ontologica, dire IO vuol dire Esisto. NON una negazione, l'ammissione dei contrasti in cui si muove la mia vita. E poi TREMO, un verbo che è un capolavoro. Si trema di freddo, di paura, di gioia, si trema di malattia, si trAma (l'unione fra trema e ama, e al tempo stesso tessere una tela o stendere la trama di un romanzo, ordire un piano, lentamente, piano piano).
IoNonTremo è fantasia. Bella, ma fantasia.
L'uomo è Danilo Cipollini, ed è entusiasta.
Finalmente è finito il 2009, un'annata mediamente di merda, con punte "molto di merda" fino ad ottobre, e "ottima" da ottobre a dicembre. Da qui, la media: mediamente di merda.
Sono entrato in questo 2010 di corsa, sfondando la porta al suono del trenino di capodanno (peppè peppè peppè), portandomi dietro le mie ossa rotte per le botte del 2009, i muscoli doloranti per lo sforzo, e un libro sotto braccio.
Un libro MIO sotto braccio, un libro scritto da me.
Una delle poche cose che salverei di quest'anno.
Non so ancor quando uscirà, non so ancora con chi uscirà (trattative in corso), ma uscirà... è fra i buoni propositi del 2010. E, normalmente, quando mi faccio una promessa cerco di mantenerla: sono uno con cui non è bene avere debiti, lo so bene.
Ora che l'ho finito, mentre rileggo le ultime pagine, mi viene voglia di averlo già fra le mani, stampato, finito.
Per questo non resisto e pubblico qui un estratto del primo capitolo.
Che, per assurdo, non c'entra un cazzo col resto della storia.
Ma mi piace, mi piace pensarci ricordando la pioggia di capodanno che lavava via il dolore accumulato, cellulari spenti, occhi stanchi. Mi piace leggerlo e rileggerlo. E farlo leggere a voi.
Enjoy.
Dal prologo di "La Didattica dell'Odio", di Danilo Cipollini.
"Se vi fermate in un giorno di pioggia, in una città, diciamo Roma, diciamo al tramonto, diciamo d'Ottobre, se decidete di fermarvi a Roma, d'Ottobre, al tramonto, mentre piove, ma piove di brutto, piove di quelle piogge di gocce pesanti che inzuppano e quasi fanno male, beh, se deciderete d'Ottobre a Roma di fermarvi al tramonto mentre piove vi accorgerete che la pioggia, sì, la pioggia, fa un piccolo miracolo.
La pioggia mette a nudo le fragilità della gente.
Specialmente quella di Roma, a Ottobre, al tramonto.
Ma ho il sospetto che anche altrove l'effetto possa essere lo stesso.
Non sempre, in verità.
Credo che non faccia lo stesso effetto la pioggia di Messina ad Aprile, né quella di Lodi, a Agosto, di prima mattina, o la stessa pioggia d’Ottobre che cada, però, a Imperia, di notte.
Ma a Ottobre, al tramonto, a Roma, se vi fermate e guardate intorno a voi, mentre piove, e guardate la folla che vi scorre addosso, come acqua sulle rive di un fiume … Vedrete, nel loro sguardo, una piccola disperazione.
La colpa è, io temo, della sensazione, cui la pioggia condanna, di aver perso delle certezze, di non avere più punti di riferimento.
E lì, vedrete scene che resteranno, per voi, indelebili.
Questo perché..
Perché gli esseri umani passano la loro vita, e questo non solo a Roma, e non solo d'Ottobre, a costruirsi piccole corazze.
Le indossano, di norma, in tutte le situazioni per cui sia prevista una, seppur vaga, socialità.
Quando un padre di famiglia dismette le sue ciabatte e si arma di giacca e cravatta per andare a lavorare, con quell'abito assume su di se, contemporaneamente, la sua armatura.
La indossa sull'uscio di casa, dopo aver dato il consueto bacio del buongiorno a sua moglie, e sarà quella corazza a portarlo, sul metrò, mentre si dirige al suo posto di lavoro, a tenere lo sguardo fisso sul quotidiano davanti a sé anziché guardare il dirimpettaio di posto, o il mendicante zigano che gli porge la mano sporca.
Sarà quella corazza a vibrare quando entra al bar e ordina cappuccino e cornetto, stando attentissimo che le vibrazioni nella sua voce non tradiscano nulla che possa essere frainteso, nulla che sia nemmeno lontanamente allusivo verso la barista, che gli sorride.
Già, la Barista … carina, capelli rossi a caschetto, occhi verdi, qualche lentiggine.
Bella, la barista, che a sua volta gli sorride - sorride di rimando al nostro padre di famiglia - perché la sua, di corazza, è una corazza fatta di eterni sorrisi e costante cortesia. L'ha calibrata, in quel bar, attraverso anni di prove, assidue, quotidiane … Assurdi quanto pressanti tentativi di sorriso.
IL sorriso, quello giusto, quello disponibile, cortese, e forse vagamente malizioso (ma appena appena, di quella malizia che la vedi ma non ne sei, poi, così sicuro), un sorriso che attragga i clienti senza, tuttavia, trarre nessuno in inganno – deve essere chiaro cosa realmente sia, quel sorriso..
E cioè, una corazza.
La corazza di un adolescente sarà composta di spavalderie coi compagni di classe e di qualche grammo d'erba nascosto nella tasca dello zaino o, se l’adolescente è meno fortunato, di canzoni ascoltate nel buio della sua cameretta in un’aria impregnata dall’odore forte dei suoi ormoni in pieno risveglio.
Quella d'una puttana, di calze a rete, notti fredde e irrinunciabile sensualità, o al massimo fatta di quello sguardo annoiato che spesso porta gli uomini a illudersi di essere loro, proprio loro, e non gli altri dieci che già ne hanno pagato i servigi quella sera, o i cinque che dopo di loro li pagheranno, l'emozione che lei aspettava.
Sono trucchetti, queste corazze.
Espedienti.
Mezzucci.
Ma non dobbiamo disprezzarle, affatto.
Se non fossero importanti, determinanti, non sprecheremmo tanto tempo, ogni giorno, a perfezionarle, lucidarle, calibrarle.
Le corazze ci servono perché definiscono il nostro ruolo. Stabiliscono qual è il nostro posto nel mondo, o almeno il posto i cui vorremmo stare, quello a cui aspiriamo. Ci servono perché il mondo, se preso tutto insieme, è troppa emozione, un colpo troppo forte, e noi non siamo abbastanza capienti, o forti, da berlo tutto insieme. Traboccheremmo, strariperemmo, e ne saremmo lacerati.
Quindi, ci proteggiamo con le corazze. Attuiamo una selezione all’ingresso nei confronti del mondo.
Limitiamo, per convincerci di non essere limitati da lui.
Sono però, queste corazze, corazze idrosolubili. Certe piogge possono scioglierle, ad esempio quella d'Ottobre, a Roma, al tramonto. E allora, tutte le certezze difficilmente accumulate, per un po' spariscono.
E' qui, proprio qui, che può accadere persino che una donna in carriera chieda un passaggio nella loro auto scassata a due giovani fricchettoni che, normalmente, guarderebbe pensando "spero che mio figlio, quando ne avrò uno, non diventi come loro" per superare una pozzanghera di quelle, chilometriche, che si formano d'improvviso per strada a Roma, d'Ottobre, quando piove gocce pesanti. E' qui che la gente può fuggire a ripararsi ingombrando la veranda di un bar, senza che il proprietario batta ciglio.
Perché la pioggia scioglie le corazze e ci rende nudi. La chiave è proprio qui. Nudi in maniera equanime, non qualcuno nudo e qualcuno no.
Tutti nudi, e per questo solidali fra noi.
E’ un attimo, subito ci si unisce, ci si raggruppa, si stabiliscono ponti e legami.
Nessun uomo è un isola, e anche se in realtà non fa altro che cercare di rendersi tale, per tutta la sua vita, proprio nel momento in cui l'acqua, davvero, sale e lo circonda, nel momento in cui più assomiglia a quell’isola a cui aspira...
Beh, proprio quello è il momento in cui più si distanzia da essa.
Se mai vi troverete sotto la pioggia, al tramonto, d'Ottobre, preferibilmente a Roma, ma anche in qualsiasi altra città, va bene lo stesso … Se mai vi accorgerete che gli uomini intorno a voi stanno smettendo di essere isole, beh, per favore, fate una cosa per me.
Anziché correre a ripararvi, anziché smettere, ostinatamente, a vostra volta di essere isole, anziché fare spazio sotto al vostro ombrello a una vecchietta o a un bambino, come forse fareste, mentre la vostra corazza si scioglie, voi chiudete l'ombrello e rimanete fermi, sotto la pioggia d'Ottobre, sotto al peso infinito del tramonto.
E accettate, con onestà, di essere isole fino in fondo.
Non c’è niente di vero se non l’Odio, e la vostra corazza, a questo Mondo.".
IoNonTremo è un nome che al tempo stesso è un programma, un nome che dice tutto (e dice niente), tre parole: IO, una presa di posizione ontologica, dire IO vuol dire Esisto. NON una negazione, l'ammissione dei contrasti in cui si muove la mia vita. E poi TREMO, un verbo che è un capolavoro. Si trema di freddo, di paura, di gioia, si trema di malattia, si trAma (l'unione fra trema e ama, e al tempo stesso tessere una tela o stendere la trama di un romanzo, ordire un piano, lentamente, piano piano).
IoNonTremo è fantasia. Bella, ma fantasia.
L'uomo è Danilo Cipollini, ed è entusiasta.
Finalmente è finito il 2009, un'annata mediamente di merda, con punte "molto di merda" fino ad ottobre, e "ottima" da ottobre a dicembre. Da qui, la media: mediamente di merda.
Sono entrato in questo 2010 di corsa, sfondando la porta al suono del trenino di capodanno (peppè peppè peppè), portandomi dietro le mie ossa rotte per le botte del 2009, i muscoli doloranti per lo sforzo, e un libro sotto braccio.
Un libro MIO sotto braccio, un libro scritto da me.
Una delle poche cose che salverei di quest'anno.
Non so ancor quando uscirà, non so ancora con chi uscirà (trattative in corso), ma uscirà... è fra i buoni propositi del 2010. E, normalmente, quando mi faccio una promessa cerco di mantenerla: sono uno con cui non è bene avere debiti, lo so bene.
Ora che l'ho finito, mentre rileggo le ultime pagine, mi viene voglia di averlo già fra le mani, stampato, finito.
Per questo non resisto e pubblico qui un estratto del primo capitolo.
Che, per assurdo, non c'entra un cazzo col resto della storia.
Ma mi piace, mi piace pensarci ricordando la pioggia di capodanno che lavava via il dolore accumulato, cellulari spenti, occhi stanchi. Mi piace leggerlo e rileggerlo. E farlo leggere a voi.
Enjoy.
Dal prologo di "La Didattica dell'Odio", di Danilo Cipollini.
"Se vi fermate in un giorno di pioggia, in una città, diciamo Roma, diciamo al tramonto, diciamo d'Ottobre, se decidete di fermarvi a Roma, d'Ottobre, al tramonto, mentre piove, ma piove di brutto, piove di quelle piogge di gocce pesanti che inzuppano e quasi fanno male, beh, se deciderete d'Ottobre a Roma di fermarvi al tramonto mentre piove vi accorgerete che la pioggia, sì, la pioggia, fa un piccolo miracolo.
La pioggia mette a nudo le fragilità della gente.
Specialmente quella di Roma, a Ottobre, al tramonto.
Ma ho il sospetto che anche altrove l'effetto possa essere lo stesso.
Non sempre, in verità.
Credo che non faccia lo stesso effetto la pioggia di Messina ad Aprile, né quella di Lodi, a Agosto, di prima mattina, o la stessa pioggia d’Ottobre che cada, però, a Imperia, di notte.
Ma a Ottobre, al tramonto, a Roma, se vi fermate e guardate intorno a voi, mentre piove, e guardate la folla che vi scorre addosso, come acqua sulle rive di un fiume … Vedrete, nel loro sguardo, una piccola disperazione.
La colpa è, io temo, della sensazione, cui la pioggia condanna, di aver perso delle certezze, di non avere più punti di riferimento.
E lì, vedrete scene che resteranno, per voi, indelebili.
Questo perché..
Perché gli esseri umani passano la loro vita, e questo non solo a Roma, e non solo d'Ottobre, a costruirsi piccole corazze.
Le indossano, di norma, in tutte le situazioni per cui sia prevista una, seppur vaga, socialità.
Quando un padre di famiglia dismette le sue ciabatte e si arma di giacca e cravatta per andare a lavorare, con quell'abito assume su di se, contemporaneamente, la sua armatura.
La indossa sull'uscio di casa, dopo aver dato il consueto bacio del buongiorno a sua moglie, e sarà quella corazza a portarlo, sul metrò, mentre si dirige al suo posto di lavoro, a tenere lo sguardo fisso sul quotidiano davanti a sé anziché guardare il dirimpettaio di posto, o il mendicante zigano che gli porge la mano sporca.
Sarà quella corazza a vibrare quando entra al bar e ordina cappuccino e cornetto, stando attentissimo che le vibrazioni nella sua voce non tradiscano nulla che possa essere frainteso, nulla che sia nemmeno lontanamente allusivo verso la barista, che gli sorride.
Già, la Barista … carina, capelli rossi a caschetto, occhi verdi, qualche lentiggine.
Bella, la barista, che a sua volta gli sorride - sorride di rimando al nostro padre di famiglia - perché la sua, di corazza, è una corazza fatta di eterni sorrisi e costante cortesia. L'ha calibrata, in quel bar, attraverso anni di prove, assidue, quotidiane … Assurdi quanto pressanti tentativi di sorriso.
IL sorriso, quello giusto, quello disponibile, cortese, e forse vagamente malizioso (ma appena appena, di quella malizia che la vedi ma non ne sei, poi, così sicuro), un sorriso che attragga i clienti senza, tuttavia, trarre nessuno in inganno – deve essere chiaro cosa realmente sia, quel sorriso..
E cioè, una corazza.
La corazza di un adolescente sarà composta di spavalderie coi compagni di classe e di qualche grammo d'erba nascosto nella tasca dello zaino o, se l’adolescente è meno fortunato, di canzoni ascoltate nel buio della sua cameretta in un’aria impregnata dall’odore forte dei suoi ormoni in pieno risveglio.
Quella d'una puttana, di calze a rete, notti fredde e irrinunciabile sensualità, o al massimo fatta di quello sguardo annoiato che spesso porta gli uomini a illudersi di essere loro, proprio loro, e non gli altri dieci che già ne hanno pagato i servigi quella sera, o i cinque che dopo di loro li pagheranno, l'emozione che lei aspettava.
Sono trucchetti, queste corazze.
Espedienti.
Mezzucci.
Ma non dobbiamo disprezzarle, affatto.
Se non fossero importanti, determinanti, non sprecheremmo tanto tempo, ogni giorno, a perfezionarle, lucidarle, calibrarle.
Le corazze ci servono perché definiscono il nostro ruolo. Stabiliscono qual è il nostro posto nel mondo, o almeno il posto i cui vorremmo stare, quello a cui aspiriamo. Ci servono perché il mondo, se preso tutto insieme, è troppa emozione, un colpo troppo forte, e noi non siamo abbastanza capienti, o forti, da berlo tutto insieme. Traboccheremmo, strariperemmo, e ne saremmo lacerati.
Quindi, ci proteggiamo con le corazze. Attuiamo una selezione all’ingresso nei confronti del mondo.
Limitiamo, per convincerci di non essere limitati da lui.
Sono però, queste corazze, corazze idrosolubili. Certe piogge possono scioglierle, ad esempio quella d'Ottobre, a Roma, al tramonto. E allora, tutte le certezze difficilmente accumulate, per un po' spariscono.
E' qui, proprio qui, che può accadere persino che una donna in carriera chieda un passaggio nella loro auto scassata a due giovani fricchettoni che, normalmente, guarderebbe pensando "spero che mio figlio, quando ne avrò uno, non diventi come loro" per superare una pozzanghera di quelle, chilometriche, che si formano d'improvviso per strada a Roma, d'Ottobre, quando piove gocce pesanti. E' qui che la gente può fuggire a ripararsi ingombrando la veranda di un bar, senza che il proprietario batta ciglio.
Perché la pioggia scioglie le corazze e ci rende nudi. La chiave è proprio qui. Nudi in maniera equanime, non qualcuno nudo e qualcuno no.
Tutti nudi, e per questo solidali fra noi.
E’ un attimo, subito ci si unisce, ci si raggruppa, si stabiliscono ponti e legami.
Nessun uomo è un isola, e anche se in realtà non fa altro che cercare di rendersi tale, per tutta la sua vita, proprio nel momento in cui l'acqua, davvero, sale e lo circonda, nel momento in cui più assomiglia a quell’isola a cui aspira...
Beh, proprio quello è il momento in cui più si distanzia da essa.
Se mai vi troverete sotto la pioggia, al tramonto, d'Ottobre, preferibilmente a Roma, ma anche in qualsiasi altra città, va bene lo stesso … Se mai vi accorgerete che gli uomini intorno a voi stanno smettendo di essere isole, beh, per favore, fate una cosa per me.
Anziché correre a ripararvi, anziché smettere, ostinatamente, a vostra volta di essere isole, anziché fare spazio sotto al vostro ombrello a una vecchietta o a un bambino, come forse fareste, mentre la vostra corazza si scioglie, voi chiudete l'ombrello e rimanete fermi, sotto la pioggia d'Ottobre, sotto al peso infinito del tramonto.
E accettate, con onestà, di essere isole fino in fondo.
Non c’è niente di vero se non l’Odio, e la vostra corazza, a questo Mondo.".
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