lunedì 24 maggio 2010

Requiem

Oggi
Uno scrittore muore, e centomila giorni di festa.
Uno scrittore muore, senza esser tale.
Centomila giorni di festa.
Grida che s’è spento, un calvario lo appaga. E quel che è incontrovertibile, inappagato rimane. Che oggi si spengano la fiamma ed i falò. Niente sere ad augurargli un augurio che sia. Oggi si spense, reciteranno il requiem. Oggi morto s’è fatto, uno scrittore che è morto di fatto. Non è un colpo al cuore?

No, non lo è.

Oggi si spegne il solco e affanculo il resto.
Niente altro da dire, sulle bocche di tutte, messe e preghiere. Mea culpa, mea culpa.
Messe e sorrisi.
Cento mila giorni di festa.
Oggi si spegne un uomo che muore, che vizio, per caso, lo voleva chiamare scrittore.
Sua colpa. E poi messe e lamenti. Oggi si affaccia al mondo un uomo che muore scrittore.
Cento mila giorni di festa.
Addio, signori e signore.

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